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  • Sara Piccolo Paci

Xperiencing History: E adesso parliamo di... aghi e fili!

Aggiornato il: ago 18


7 giugno 2020

Questo giovedì, io e Francesca Baldassari esploreremo insieme come la storia dell'abbigliamento possa essere studiata dal punto di vista del "fare" e della c.d. cultura materiale. Lo studio della cultura dal punto di vista degli oggetti e degli utensili della vita quotidiana è un percorso affascinante, che consente di guardare con occhi nuovi la vita di chi ci ha preceduto.

L'analisi di un abito nelle sue varie espressioni permette di risalire alle tecniche di cucito, di ricamo, del taglio sartoriale, ma ci dà anche la possibilità di gettare un ponte verso coloro che questi oggetti hanno realizzato.

Cercare di ricostruire le tecniche del 'fare' del passato, può apparire un esercizio fine a se stesso, ma non è così.

Riprodurre le stesse tecniche, le forme, la consistenza, la funzionalità di un abito, antico o moderno, consente di ricostruire in parte il tessuto culturale che lo ha prodotto, e ci dà la possibilità di comprendere come i nostri antenati abbiano affrontato le sfide del loro presente e progettato il nostro.

Per fare un esempio: nell'analisi delle vesti di Otzi - la mummia del Similaun, risalente a circa 5000 anni fa - gli archeologi hanno rilevato due diverse serie di punti di cucitura, l'uno regolare, preciso e consistente, l'altro irregolare e apparentemente occasionale. E' stato ipotizzato che il primo corrisponda a chi ha confezionato l'abito, il secondo sia stato eseguito forse dallo stesso Otzi, o da qualcuno meno esperto, probabilmente per una riparazione veloce. Questa considerazione, apparentemente banale, può anche farci ipotizzare che già 5000 anni fa la società a cui apparteneva Otzi avesse sviluppato una sorta di 'professionalità' o di specializzazione di chi cuciva le vesti, secondo una consapevolezza che non apparteneva a tutti. Del resto, aghi per il cucito sono testimoniati fin dalla Preistoria, molto prima dello sviluppo della stessa tessitura.

Infine, non scordiamo quanto il ritorno a pratiche di lavoro e creatività manuale sia un consistente aiuto psicologico in tempi di difficoltà: non è un caso se la recente pandemia ci ha riscoperti cuochi, giardinieri, falegnami e si, anche sarti e ricamatori!

Noi ci concentreremo su epoche più vicine, ma la curiosità speriamo sia la stessa.


Potete scrivere a xperiencing.history@gmail.com o accedere direttamente, poco prima delle 18.30, giovedì 11 giugno, cliccando su https://meet.jit.si/experiencingHistory

Vi aspettiamo!

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