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  • Sara Piccolo Paci

La sartoria? Un mito!


Se la Storia del Tessuto affascina molti ed è oggetto di studio da moltissimo tempo, la Storia degli Oggetti legati al mondo tessile e sartoriale è molto più recente e molto più bistrattata.

Rare e spesso difficili da documentare, le invenzioni tecniche legate alla sartoria hanno però certamente contribuito ai grandi progressi della civiltà.

Pensiamo anche solo all'invenzione del filo e delle corde: è solo grazie alle prime corde e cordoncini prima, e ai fili poi, che l'essere umano ha iniziato a modificare l'ambiente attorno a sé. Certamente avrà inizialmente raccolto corde e liane naturali, ma ha presto imparato a fabbricarne: corde intrecciate sono già testimoniate da reperti archeologici preistorici.

Il momento d'inizio in cui i primi ominidi ebbero l'idea di utilizzare pelli prima e tessuti poi, si perde in una lontananza talmente remota che risulta vano tentare una ricostruzione in senso scientifico. Si pensa che i primi abiti cuciti possano risalire addirittura a 20-30.000 anni fa: non sono pochi gli aghi d'avorio che sono stati trovati risalenti ad epoche così lontane.

E non pensate che siano molto diversi da quelli attuali: dimensioni simili, con punta e cruna per il filo...

Se pensiamo poi alle "forme" della sartoria, è interessante considerare come la figura-base sulla quale si è poi evoluta la tecnica della modellatura e della sartoria è il rettangolo.

In effetti, se prendiamo in considerazione la superficie utile che possiamo ricavare da una pelle animale, è proprio il rettangolo che troviamo (ovvero, la parte del dorso, eliminando le zampe, la coda e la testa).


Ago in avorio (16.000 B.C.E) e ago in acciaio (XIX sec.)


In epoca storica gli aghi diventano d'oro e di bronzo, ma saranno gli arabi a fabbricare i primi aghi di acciaio e ad introdurli in Europa attorno al XIV secolo, a testimonianza del fatto che le conoscenze sono sempre state "globalizzate". Poi, nel XVI secolo, sarà Norimberga la capitale europea della produzione di aghi da cucito, in acciaio, molto funzionali e perfezionati: non dimentichiamo che quello è il secolo in cui la "moda" diventa protagonista del linguaggio sociale e dell'immaginario pubblico e privato, ed avere l'abito "giusto" diventa indispensabile.


Parlando di strumenti metallici per la sartoria non si può non citare le forbici.

Il momento del taglio è quello che in ogni laboratorio di sartoria è il più delicato ed importante: ancora oggi non è raro trovare anziani capo-sarti ( i "mastri") che prima di metter mano alle forbici si fanno ancora il segno della croce come gesto scaramantico.

Del resto, "tagliare" il tessuto necessita di abilità sia pratiche che intellettuali: tagliare il tessuto è un'operazione di matematica applicata, ed è facile sbagliare come è facile buttar via i soldi del guadagno.

In antico, gli strumenti del taglio erano selci e ossidiane affilate, per tagliare le pelli; in seguito, il coltello ne ha preso il posto.

In un momento imprecisato compaiono le forbici a lame contrapposte. Dapprima funzionano come una molla (come quelle che si usavano per tosare le pecore, per intenderci), poi compaiono le forbici di tipo moderno, col perno centrale, probabilmente attorno al X secolo, ma si diffonderanno ampiamente solo a partire dal XIV secolo, e poi saranno centri come Venezia, Milano, Moulins (XVI sec.) a vendere le forbici tecnicamente più avanzate, che a poco a poco diventano anche più pesanti, per avere un taglio professionale anche dei tessuti più consistenti.

XV sec., Paulina taglia un paio di calze da uomo, De Mulieribus Claris,

ms. Francais 599, f.77, Parigi, Bibl. Nat.


Spesso dimenticati vi sono poi anche numerosi piccoli accessori che venivano prodotti per usi specifici: penso alle minuterie metalliche da applicare come decorazione e come elementi funzionali: le fibbie delle cinture e delle borse, ad esempio, che sono affascinanti pezzi di storia dell'arte e dello stile - oltre che delle tecniche di produzione e perfino dell'economia - di per sé. Ad esempio: sapevate che già nel medioevo esistevano fibbie fatte di materiali scadenti che imitavano, nelle forme e e nella verniciatura, quelle in oro e in argento?

Ovviamente duravano poco, ma ci dicono che vi era un mercato dei "falsi" anche nel medioevo!

Poco note sono le magete o "maglie" con le quali si intendono dei piccoli anellini metallici, usati come decorazione sulle vesti (come le nostre paillettes), già dal XIV-XV secolo, e gli anellini, sempre metallici, adoperati invece sia come passanti per lacci (in questo caso cuciti sopra ai tessuti), sia come rinforzi degli occhielli di filo (e, in questo caso, invece, erano inglobati all'interno del filo dell'occhiello).


S.Paci Piccolo, anellini di rinforzo su ipotesi di ricostruzione di veste quattrocentesca.






I ganci metallici sono ancora più antichi: ne troviamo alcuni esemplari già presso gli etruschi, ma dal XV secolo se ne trovano diverse raffigurazioni, a testimonianza della loro crescente diffusione.

Del resto, è nel XV secolo che le vesti si fanno sempre più aderenti, e le allacciature sono adesso indispensabili per ottenere l'effetto desiderato.


1447-50 ca., Jean Fouquet, Ritratto del Buffone Gonnella, Kunsthistorisches Museum, Vienna








Terminiamo questo brevissimo excursus con il bottone, che meriterebbe un'enciclopedia a sé!

Innanzitutto, sfatiamo una volta per tutte che il bottone sia un'"invenzione" medievale: se ne hanno testimonianze fin dall'antichità. E' vero però che il bottone prende campo e si diffonde proprio nel medioevo, soprattutto nel XIV secolo, quando diventa un oggetto estetico oltre che funzionale molto apprezzato. E' in questo periodo che anche nei documenti lo troviamo indicato con vari nomi - tra i quali maspillo, ad esempio - a testimonianza del fatto che la sua diffusione era già iniziata in precedenza, tanto da dare origine a nomenclature locali e molto specifiche.

Nel XIV secolo, le vesti vedono fiorire bottoni dovunque e anche molto costosi - anche in oro e argento, talvolta ornati di smalti e perle - tanto che le leggi suntuarie devono occuparsi della questione, stabilendo un limite massimo di peso dei metalli preziosi usati a questo scopo: non era insolito, infatti, trovare vesti ornate anche da più di un centinaio di bottoncini d'argento (giusto per citare un documento tra i tantissimi che se ne occupano, nel 1421, a Siena, si cita "una camora di velluto azzurro con 143 botoncini d'ariento").

E non pensate sia un vezzo solo femminile!


Fine XIV sec., Giurista, Consilia et Allogationes Iureconsultorum, di F.Alvarotti, ms.450, f.2r, Ravenna, Bibl. Classense



Nel XVI secolo, sulle vesti dei più ricchi non saranno rari i bottoni-gioiello, ciascuno dei quali è spesso un vero capolavoro in miniatura di arte orafa, ed anche in questo caso non pensate solo alla vanità femminile!


1588, Ritratto di Sir Walter Raleigh

a 34 anni,

National Portraiture Gallery, Londra


In questo ritratto, Sir Walter Raleigh, favorito della regina Elisabetta I, indossa abito bianco e bottoni di perle in onore - e su permesso - della Regina Vergine, a testimonianza del fatto che anche piccoli accessori come i bottoni sono stati strumento di comunicazione a più livelli, oltre che oggetto funzionale.

Ancora due secoli dopo, durante la Rivoluzione Francese, i bottoni di una marsina (questi sono del 1792) potevano essere usati per comunicare con efficacia il proprio pensiero politico.


Per stasera, basta così :-)

Spero di avervi incuriosito e vi ricordo che il prossimo webinar di Parliamo di... si occuperà degli "Strumenti del Destino"... ma di cosa si tratta ve lo dico la prossima volta ;-)




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