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Un Balzo Straordinario

  • Immagine del redattore: Sara Piccolo Paci
    Sara Piccolo Paci
  • 8 feb
  • Tempo di lettura: 6 min

Ormai è passato un anno, e il Rione di Borgo Durbecco di Faenza è già "in altre faccende affaccendato" per il Palio 2026, così posso finalmente parlare di un lavoro che abbiamo fatto per il Palio del Niballo dell'anno 2025.


Quando si parla di rievocazione e di Palii ancora si assiste spesso a delle interpretazioni un po' ingenue, sotto tanti punti di vista: tessuti divaneschi o 'cappottosi', o al contrario deliziosamente inconsistenti e sintetici, associazioni di colori improbabili per il tempo a cui sono riferiti, dettagli incoerenti (tipo le allacciature inutili o le zip), materiali moderni (tipo gommapiuma!) per definire volumi che in antico erano dati solo dalla costruzione sartoriale, dettagli e applicazioni del tutto moderne (passamanerie dorate/argentate a go go), pattern decorativi inventati o di epoche diverse mescolati tra loro, per non parlare dei copricapi - spesso del tutto stereotipati, e male, inventati o del tutto inesistenti nelle epoche di riferimento...

Insomma, un disastro!


Eppure... eppure, non solo si può fare diversamente - se si vuole - ma dà pure soddisfazione!


Nel 2024 con le Sartine di Borgo Durbecco, il team fantastico della Sala Costumi del Rione Bianco di Faenza, abbiamo avuto la pazza idea di proporre un nuovo complemento per l'abito della Dama.


L'abito è di per sé molto bello e non necessita di aggiornamenti al momento: questo è il motivo per cui tutti i Rioni dedicano grande attenzione alle acconciature e alla scelta della Dama per rendere il Corteo più interessante.

Ania Bergomi, Borgo Durbecco, Dama del Liocorno 2025,

  Palio del Niballo

Così, anche noi abbiamo cercato come rendere la nostra Dama 2025 - Ania Bergomi - più storicamente accurata e colpire, allo stesso tempo, l'attenzione degli spettatori.


Abbiamo quindi iniziato una ricerca tra i ritratti delle dame del Quattrocento, cercando di immaginarci non solo l'effetto estetico, ma anche la costruzione tecnica delle varie tipologie di acconciature che si vedono nei tantissimi ritratti di grandi e meno noti artisti.

Devo dire, che io ero facilitata, visto che era uscito da poco il mio libro "Medioevo sulla Testa" (Penne & Papiri, 2023), frutto di molti anni di ricerca su cappelli e acconciature dal Due al Cinquecento.

La ricerca si è concentrata su un gruppo di ritratti che mostrava un'interessante costruzione di una cuffia rigida, ormai vero e proprio copricapo a se stante, che si afferma in area italiana nella prima metà del Quattrocento e permane fino alla fine del secolo (poi, si trasforma in altro, ma di questo magari ne parliamo in un prossimo appuntamento di Parliamo di... ;-).

Nelle fonti documentarie, in effetti, non mancano riferimenti a 'cuffie' in tessuti pregiati, che ben fanno pensare ad oggetti diversi rispetto alle consuete cuffie di lino. Ne sono un esempio la "scuffia una ex vello morello [velluto morello] recamata ad nexus ex auro et rosetas ex argento" nell'inventario del corredo di nozze di Bianca Maria Sforza (Gnignera E., I Soperchi Ornamenti, p.107, n.10; Paci Piccolo S., Medioevo sulla Testa, p.91), e in quello di Elisabetta Gonzaga che registra "scuffie de veli de più colori ricamate d'oro" (Gnignera E., I Soperchi Ornamenti, p.105, n.5; Paci Piccolo S., Medioevo sulla Testa, p.91).

Le descrizioni delle '"scuffie" di Bianca Maria Sforza (1493) ci fanno ben capire che si tratta di oggetti estremamente elaborati e molto costosi: "Scuffia una ex velo celesti recamata ex auro et argento ad nexus et foliamina./ Scuffia una ex velo leonato recamata ad rosetas ex auro et argento, cum serico variorum colorum./ Scuffia una ex vello morello recamata ad nexus ex auro et rosetas ex argento./ Scuffia una ex vello morello viridi recamata ad zifras et uno legato ex auro, cum una corolla seu frixeto circum ex auro et argento./ Scuffia una ex velo croceo recamata, cum uno ligato ex auro et una corolla ex auro et argento circum./ Scuffia una ex velo nigro cum uno ligato ex auro et argento cum serico cremisino facta ad osetas (Gnignera E., Vergini, Spose, Vedove, pp.88-89, n.103).

Per inciso, credo che il "velo" citato come primo materiale si riferisca in realtà al tessuto di base della cuffia stessa, così come noi abbiamo usato un damasco per sostenere il ricamo.


1450-60, Scuola Lombarda, Ritratto di dama; 1430-60, Scuola di Desiderio da Settignano, Ritratto di dama, Louvre; 1460, Bonifacio Bembo, Bianca Maria Visconti, Pinacoteca Brera, Milano; 1460ca., Maestro della Natività del Castello, Ritratto di Dama, Metropolitan Museum, NY; 1473, Carlo Crivelli, Sant'Orsola, Polittico di Sant'Emidio, Ascoli; 1470ca., Maestro dei Cassoni, Due dame, dettaglio dal Cassone con Matrimonio di Simonetta Cattaneo con Marco Vespucci?, Piacenza.


Nel corso della ricerca abbiamo studiato quali potessero essere i materiali che rendono la struttura rigida ed allo stesso tempo indossabile, ed abbiamo optato per un feltro leggero - materiale attestato anche in antico per queste ed altre strutture semirigide - reso più strutturato con l'uso del 'ferretto' - anche questo un materiale che risulta attestato nel medioevo ed è giunto fino a noi per la creazione dei copricapi. Abbiamo trovato notizia anche di altre alternative, ma per il nostro scopo ed il contesto che ci riguarda la scelta del feltro è la più corretta, storicamente e tecnicamente parlando.


Infine, abbiamo scelto una tra le tante immagini studiate, il Ritratto di dama attribuito ad Antonio del Pollaiolo, ed oggi alla National Gallery di Londra (1460-70ca), e abbiamo cominciato a studiarne ogni dettaglio.


La cuffia, rigida e sollevata sul retro della testa a creare volume, fa parte di una tipologia che troviamo già tra fine Tre e inizi Quattrocento, detta anche 'balzo', dalla quale discendono i volumi e il posizionamento sulla parte alta e posteriore della testa, anche se, in questo caso come in altri del pieno Quattrocento, le dimensioni sono molto più piccole, la forma è più definita, e l'attenzione si è spostata sulla lavorazione - intensissima - del tessuto di seta che è stato completamente ricoperto di conterie vitree, perle scaramazze (di fiume) e minuterie metalliche.

Nello studio dell'oggetto e nei primi tentativi di riprodurne la forma, ci siamo rese conto che l'analisi della 'misura' era da intendersi proprio come viene intesa nel Quattrocento, ovvero come una ricerca armoniosa e proporzionata dei volumi e delle relazioni tra le varie componenti del copricapo e della testa dell'indossatrice.

Abbiamo dunque studiato la testa di Ania - la nostra Dama - con quella del ritratto del Pollaiolo, ed abbiamo cercato di imitare le proporzioni del copricapo come si vedono dal dipinto.


Ci siamo poi accorte, anche dalle prime prove di struttura effettuate e dallo studio del ritratto a macro-ingrandimento, che la cuffia è aperta sul retro della testa, con un foro circolare da cui si intravedono i capelli raccolti in uno chignon molto morbido che non aggetta dalla cuffia.

Il foro è poi coperto dal velo di seta trasparente, le cui proporzioni evidenziano il collo, che parte dal colmo della fronte e discende sul retro della testa, aprendosi leggermente attorno al volto. Il veletto è appesantito - in modo che cada secondo l'effetto voluto - da un bordino decorativo molto raffinato, in nastrino d'oro e minute perle scaramazze disposte a triangolo ad intervalli regolari.

E, fin qui, la struttura.

Ma, il bello doveva ancora venire, e qui è stata la mano di Silvia Guerra a fare il miracolo!

Con grande pazienza, Silvia, orgogliosa Sartina del Borgo Durbecco, ha scelto conterie, perle scaramazze e minuterie metalliche ed ha cominciato a fare prove per comprendere la struttura, la disposizione, la forma del motivo e la grandezza delle varie applicazioni.



E poi, ha iniziato a ricamare: 250 ore di lavoro per disporre i materiali nell'effetto voluto. Le prove hanno preso in esame la dimensione delle conterie e delle scaramazze, il loro colore (abbiamo scelto di utilizzare i colori bianco/celeste del Rione, non lontani da quelli dell'originale), la disposizione del disegno, il piazzamento dello stesso in modo che avesse la stessa proporzione e lo stesso effetto della fonte d'ispirazione, il numero delle ripetizioni del disegno ed i punti di passaggio e legatura delle forme ondulate e a ventaglio.


Poi, sono seguite le prove di tenuta sulla testa e ci siamo anche rese conto che la corretta proporzione, il materiale e il taglio ben studiato, permettono di indossare la cuffia con pochissimi elementi di fissaggio, su un'acconciatura dei capelli relativamente semplice (capelli tirati all'indietro e chignon), senza inutili orpelli moderni.


Il lungo progetto ci ha resi consapevoli che un oggetto come la nostra 'cuffia' nel Quattrocento era parte di un complesso meccanismo di distribuzione del lavoro e di economia, che coinvolgeva un gran numero di specializzazioni e di professionisti ed, a buon titolo, era vera e propria espressione di lusso!

Il risultato, alla fine, è stato notevole.









La Dama di Borgo Durbecco 2025 ha sfilato con grande confidenza, aiutata certamente dalla bellezza e dalla concretezza tecnica del suo copricapo, che è stato un vero e proprio esperimento di ricostruzione storica, di cui siamo davvero orgogliosi.





PS "Just to let you know":

Ania ha poi vinto il Premio Dama del Liocorno del Palio del Niballo 2025,

assegnatole dalla Deputazione.




Bibliografia:

Elisabetta Gnignera, I Soperchi Ornamenti, copricapi e acconciature femminili nell’Italia del Quattrocento, Protagon 2010

Elisabetta Gnignera, Vergini, spose, vedove. Stati sociali e acconciature femminili nell’Italia del Quattrocento, Velamen 2017

Samuele Marchi, Niballo. Ania Bergami (Borgo) è la dama vincitrice del Liocorno 2025, 22.06.2025, il Piccolo, Faenza

Maria Giuseppina Muzzarelli, A capo coperto, storie di donne e di veli, Il Mulino, Bologna 2016

Sara Paci Piccolo, Medioevo sulla Testa. Copricapo ed acconciature maschili e femminili fra Trecento e Cinquecento, Penne & Papiri, Tuscania 2023


Crediti fotografici:

Le immagini dei ritratti storici sono da Wikimedia Commons e dal Baltimora Walters Art Museum;

Le foto di lavorazione e di sfilata sono di Silvia Guerra e Sara Paci Piccolo



 
 
 

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